| 13.07.2011 | di redazione |

... L’assurdo dell’indifferenza
Albert Camus – Lo straniero
1942, Albert Camus studia quel concetto di assurdo che poi delineerà definitivamente ne Il mito di Sisifo, dando alla luce uno dei classici della letteratura contemporanea. Lo straniero è un romanzo che si presenta con la faccia di un eroe, Meursault, che, in un giorno qualunque, durante una vita qualunque, dopo un litigio si ritrova a commettere un omicidio. Arriva l’arresto, il processo, la condanna a morte. Tutto scivola al di fuori del cuore del protagonista, inespressivo ed impassibile, completamente in pace con la realtà.

Tutto questo, seppur illogicamente, fa di lui un eroe, l’eroe delle tematiche esistenzialiste trattate nell’opera, che spiega attraverso la vicenda l’indifferenza del mondo. Sin dalle prima pagine, che si aprono con l’annuncio della morte della madre del protagonista, viene portato allo scoperto il carattere di Meursault, che sembra non provare alcunché, neanche nei confronti delle spoglie della defunta madre. Persino in una relazione con una donna, Maria, egli riuscirà a provare qualcosa al di là del piacere puramente fisico.
Forse la forza stessa del romanzo risiede in questo, in un punto di vista in prima persona, che lega il lettore indissolubilmente a (non) provare ciò che l’autore tenta di spiegare.
Un grande punto di snodo della storia è il processo, che sublima alla perfezione ciò che tutto il romanzo ha costruito. Durante il lunghissimo processo viene discusso non l’assassinio in sé commesso dal protagonista, ma bensì la sua ostinata e costante indifferenza, l’assenza totale di rimorso. Camus ci dimostra come il colpevole non tenti di difendere neppure se stesso, concedendosi a cuore aperto a ciò che il fato ha deciso per lui. Non ricerca alcun perdono, nemmeno quello divino. Ed è proprio durante la sua uccisione che Meursault si rassegna completamente e vede spalancarsi di fronte a lui l’intera indifferenza dell’universo nei confronti dell’uomo, dando ora un fittizio “senso” al suo sacrificio.
«Così vicina alla morte, la mamma doveva sentirsi liberata e pronta a rivivere tutto. Nessuno, nessuno aveva il diritto di piangere su di lei. E anch'io mi sentivo pronto a rivivere tutto. Come se quella grande ira mi avesse purgato dal male, liberato dalla speranza, davanti a quella notte carica di segni e di stelle, mi aprivo per la prima volta alla dolce indifferenza del mondo. Nel trovarlo così simile a me, finalmente così fraterno, ho sentito che ero stato felice, e che lo ero ancora. Perché tutto sia consumato, perché io sia meno solo, mi resta da augurarmi che ci siano molti spettatori il giorno della mia esecuzione e che mi accolgano con grida d'odio.»
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